venerdì 20 febbraio 2015

Di muffins, di cioccolato e d'amore. As usual.

Mentre sei alla ricerca della ricetta per i muffins al cioccolato perfetti, di quelli alti e soffici che sono una gioia solo a guardarli, avete presente?!, capita anche di mettersi a riflettere sul rapporto che le donne hanno con la cucina.
Perché si sa, ogni donna è diversa, in una miriade di piccole cose, noi per prime ne siamo convinte, e la cucina è una di quelle.

Escluse le nonne, che quello che toccano loro, anche fosse la più semplice pasta burro e parmigiano, diventa un'opera culinaria di rilevanza artistica, potremmo individuare almeno tre categorie di donne in cucina.

A partire dalle principesse, l'anti-cucina per eccellenza.
Quelle che - figurati se io metto a cucinare: da me non avrai neanche un uovo al tegamino avrai - ; ma che poi, guarda il caso, a mangiare sono bravissime.
Da leggersi anche come: - io vado servita e riverita e neanche un grazie ti dirò - che, a parer mio, sarebbero da ricambiare con una bella lavata di piatti. Cenerentola insegna.


All'opposto ci sono le immancabili casalinghe super-perfette, quelle che di Bree Van de Kamp hanno fatto il proprio modello, che la spesa si fa rigorosamente con i tacchi a spillo e deliziano i loro ospiti alternando falsa modestia per i propri piatti a momenti tali di egocentrismo culinario che Benedetta Parodi levati proprio!
- Io sono super-brava e scordati proprio che ti svelo i miei segreti - è il loro motto.


E poi ci sono quelle curiose, che a volte fanno dei gran pasticci, che ci provano: perché mettersi ad impastare, magari sporcandosi anche un po', rilassa. Provateci.
Ed è sempre creatività. Cosa bella per eccellenza.
Quelle che, dicono che le torte facciano ingrassare, ma anche solo per l'odore di mele misto cannella vale la pena di farle. E che importanza ha se per un venerdì sera ci si perde una serata in giro per locali.
Quelle che osservano, assaggiano e giocano, che cucinano per la voglia di farlo e non per il risultato, o almeno non solo.
Quelle che amano il confronto, che si scambiano le ricette con le amiche e se le fanno scrivere sul quadernone dalle nonne e poi ne aggiungono ancora altre, proprie, quelle che provano, che le ispirano e che vorrebbero provare.
Quelle che quando ci tengono ad un uomo e sanno che lui è un goloso di tiramisù, glielo preparano, così a sorpresa, che per loro è già un atto d'amore.

E l'amore, credo, è fatto anche di prove e di errori.
E, soprattutto, non si offre a tutti.



(photo - weheartit.com)

martedì 17 febbraio 2015

Del perché non andrò a vedere Cinquanta Sfumature di grigio.



Partiamo dal presupposto che io il libro l'ho letto. 
A fatica, annoiandomi tremendamente, passando fra stadi di insofferenza e fastidio nei confronti dei due protagonisti, ma l'ho letto.

In breve, prendete una donna senza carattere: Anastasia Steele, detta Ana.
Lei è così figa, ma così figa, che tutti spasimano e sospirano per lei, ma tanto timida e svampita da non accorgersene e soprattutto dal non aver mai visto un uomo.
Vergine, nel senso più completo del termine.
Di uomini, ma anche di vita sembra: infatti prima del lui della situazione sembra non averne una. E poi con lui, a quel poco che aveva ci rinuncia.
Una che vive in ballerine, è sciatta, ha uno scarso senso dell'igiene (ma tranquilli che ci pensa lui a ricordarglielo) e non ha mai visto un'estetista. Che va bene essere acqua e sapone ed un po' naif, ma qua si esagera.
Praticamente la versione non vampiresca di Bella Swan (non a caso Cinquanta sfumature fu inizialmente sviluppato come serie di fan fiction di Twilight e vi posso garantire che in confronto, Twilight è Dickens).
Stessa insofferenza, stessa voglia di vivere non pervenuta, stessa inconsapevolezza del suo irresistibile fascino: che almeno per Bella era giustificato dal fatto che il suo sangue risulta appetibile al signor vampiro Edward Cullen, nel caso di Ana giustificazioni reali non ne abbiamo.
Insomma, per dirla con un hashtag: #teamgattemorte

Accostate questa donna ad un uomo pieno di sé, con un'indole da appiccicoso-stalker-megalomane.
Ricco e dirigente di una grande azienda, ma che ha abbastanza tempo per controllarle tutte le email/incontri/chiamate, decidere quanto e come debba mangiare, organizzarle visite dal ginecologo (scegliendo lui per lei il metodo contraccettivo da usare. E già solo per questo i brividi) e per circuirla con regali costosi, sempre e solo scelti a suo gusto. 
Di lui ovviamente.
Che scusate quale uomo degno di questo nome non le regala un'Audi?! E poi non la porta a cena con l'elicottero?! Oh le basi!

Un uomo la cui frase ad effetto è "Io non faccio l'amore, io fotto. Senza pietà". Cioè, vi prego.
E a me che invece piace così tanto come suona "fare l'amore" può stare simpatico uno così? 
Non può.



Ora, penserete che con dei personaggi del genere almeno la trama abbia un qualcosa di avvincente o originale per spiegare tutto questo successo prima editoriale e poi cinematografico.
E invece no.
Si passa essenzialmente dal punto A al punto B.
Non ci sono personaggi secondari che abbiano un qualche carattere.
Non c'è un discorso che non verta intorno al sesso.
Non c'è una storia d'amore.
Non c'è un rapporto che si possa definire sano.

Ma non è tanto il poco spessore della storia che mi fa sconsigliare libro, film e tutto il baraccone che ci sta intorno, quanto piuttosto il suo essere profondamente diseducativo.

E questo non per il discorso delle pratiche sessuali preferite di lui,  nel quale non sto ad addentrarmi che ne è pieno l'Internet di articoli che spiegano quanto la raffigurazione che qui ne viene data sia totalmente superficiale, incompleta e deviata dalla realtà, quanto piuttosto per questo voler far passare come romantica questo tipo di vocazione da crocerossina nella quale alle volte le donne cadono.
La vocazione del "Sono pienamente consapevole che lui sia un bastardo, non sto bene con lui, non mi soddisfa, ma io col mio amore lo cambierò" per intenderci.
Solo che non funziona così.
Ci sono uomini che non cambiano.
O quantomeno non cambiano se una donna continua a farsi calpestare nella sua dignità, a sottoporsi a condizioni che non condivide, per quanto innamorata possa essere.



E proporre una storia del genere prima in un libro [che poi non è niente di più che un Harmony, scritto anche in modo tale da essere tremendamente noioso] e poi sul grande schermo come modello di storia pseudo sentimentale allettante, non è qualcosa che condivido: romanticismo e gioia in una relazione sbilanciata e frustrante io non ce li trovo.

Tanto più che il film è uscito a San Valentino ed ha suscitato false speranze in tutti quei poveri fidanzati che si sono prestati ad accompagnare al cinema le proprie donne nella speranza di poter poi prendere spunto per divertirsi insieme a casa e che invece si saranno ritrovati di fronte alle stesse che: "non tirarmi i capelli...così sto scomoda...guarda che mi stai rovinando il mascara...così mi fai male...avvertimi per tempo...non tirare e non spingere!...ma zitto un po', che fai confusione!...questo mi fa schifo...aspetta che così sgualcisci le federe e scombini la disposizione dei cuscini...questo lo fanno solo quelle zoccXXX delle tue ex...così mi lasci il segno...vomito...sai che ho un leggero mal di testa? Mi sa che dormo un po'. Il cane lo porti fuori  tu?".


A questo punto, se non vi fidate di me, fidatevi della mia amica che, da fan della trilogia, era iper-eccitata all'idea di andarlo a vedere e che al mio "Insomma com'è stato Cinquanta sfumature di Grigio?" ha risposto, lapidaria e sintetica: "Una gran cagata. Quei due erano sexy quanto due carote".

NDR: da quel che ho visto sul web, l'unica cosa fatta bene di questo film forse è la fotografia. Ma, insomma, solo per questo ne vale la pena? Per me no.

domenica 15 febbraio 2015

San Faustino: il Grinch di San Valentino

Mi hanno detto che oggi è San Faustino-festa dei single.
Io ci ho pensato su per un po' e, alla luce di quanto ho visto in questo ultimo San Valentino, ma negli anni in generale, credo che oggi dovrebbe essere anche la festa dei fidanzati. 
Gli uomini della coppia s'intende.
Sì, perché credo che bisognerebbe dare un riconoscimento a tutti quei poveretti che ogni anno sono costretti ad inventarsi qualcosa di nuovo per evitare scenate di donne isteriche ed insoddisfatte che "ecco sei il solito ti scordi sempre di San Valentino".


Quindi oggi, a parer mio, più che la festa dei single dovrebbe essere la festa di tutti quelli che, un San Valentino dopo l'altro, vediamo errare da un negozio all'altro spendendo soldi a caso in peluche sempre più grandi.
Cioccolatini di ogni forma e tipo, per poi ritrovarsi di fronte lei che "Amò ma sei 'no stronzo: io sono a dieta!!".
Completini intimi discutibili (ed a volte anche della taglia sbagliata).
Matasse di palloncini che manco in Up.
Mazzi di fiori e candele che manco ad una veglia funebre.
Bigiotteria.
Plaid/puzzle con le foto di coppia stampate sopra.



E che, non paghi di questo, poi si impegnano pure a cucinare pizze dalla forme più variegate, biscotti deformi ed improbabili risotti.
Per essere poi cazziati sul caos che inevitabilmente lasciano in cucina e soprattutto perché... "Amò ma che non te lo ricordi che sono intollerante al radicchio trevigiano??! Dovevi prendere quello IGP variegato di Castelfranco! Si vede che non mi ami! A chi pensavi? Alla tua ex????".

Questi uomini, i fidanzati appunto, arrivano addirittura ad arrotolare tovaglioli a forma di cuore ed a scrivere bigliettini sempre più originali che varrebbero loro un posto alla Perugina,
per essere poi pure messi in ridicolo sui Social dalla fidanzata che non vede l'ora di vantarsi con le amiche di quanto è romantico il suo uomo.

E tutto questo, solo per passare una serata tranquilla senza bronci e rotture di palle: che una sana nottata di sesso mai, sarebbe un'utopia.


Come se fossero i cioccolatini, i fiori e tutto il baraccone che San Valentino si porta dietro ogni anno a definire una storia d'amore. 
Che forse sarebbe il caso di riflettere non tanto sui gesti, ma su questa pratica dell'ostentare amore, al punto tale dal far pensare, o almeno è quello che fa pensare a me, che tutto ciò serve più a convincere voi stesse di essere innamorate che gli altri.

Alla luce di tutto questo, io sono commossa per loro.

Questi sono uomini impavidi e credo sia giusto festeggiarli.


Perché scrivere è una forma di amore

Perché scrivere per me è sempre stato una forma di amore.
Ed io di scrivere non ho mai smesso.

Tra una pagina dell'agenda, un appunto su di un libro, immancabile sul comodino, un file word.

Un messaggio inviato [ e chi mi conosce bene sa quanto riesco ad essere logorroica persino su Whatsapp, se ho qualcosa da dire. 
Roba che mi rispondono "ci ho messo un po' a leggere quello che mi hai scritto" ed io non mi stupisco. E sorrido.].
Ed uno in forma di bozza salvato e rimasto solo per me quasi come un promemoria.

Un'email, una lettera, una nota sul telefono.
Un biglietto d'auguri, a penna, su un post-it, che poi mi imbarazzo e ti dico "non leggerlo davanti a me".




Quando e dove ne sento il bisogno [treno, metro, ferma al semaforo, in fila alla posta ed insonne alle tre di notte], io scrivo.
E' mettere in fila i pensieri.
A volte per impulso, che te ne rendi conto solo poi, a volte dopo una riflessione.
E' che c'è chi si accontenta della sobrietà dei fatti e chi, come me, a volte ha bisogno di ubriacarsi di parole.

E mi piacciono quelle persone a cui piaccio per ciò che scrivo, non per una qualche forma di vanità o egocentrismo, piuttosto, mi piacciono perché hanno capito che ciò che sono non è un problema loro.

Ieri è stata la giornata dedicata all'amore e questo spazio, personale, ma allo stesso tempo aperto alla condivisione,
è una delle più belle espressioni d'amore che oggi mi voglio e voglio regalare.


(photo - tumblr)

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