martedì 17 febbraio 2015

Del perché non andrò a vedere Cinquanta Sfumature di grigio.



Partiamo dal presupposto che io il libro l'ho letto. 
A fatica, annoiandomi tremendamente, passando fra stadi di insofferenza e fastidio nei confronti dei due protagonisti, ma l'ho letto.

In breve, prendete una donna senza carattere: Anastasia Steele, detta Ana.
Lei è così figa, ma così figa, che tutti spasimano e sospirano per lei, ma tanto timida e svampita da non accorgersene e soprattutto dal non aver mai visto un uomo.
Vergine, nel senso più completo del termine.
Di uomini, ma anche di vita sembra: infatti prima del lui della situazione sembra non averne una. E poi con lui, a quel poco che aveva ci rinuncia.
Una che vive in ballerine, è sciatta, ha uno scarso senso dell'igiene (ma tranquilli che ci pensa lui a ricordarglielo) e non ha mai visto un'estetista. Che va bene essere acqua e sapone ed un po' naif, ma qua si esagera.
Praticamente la versione non vampiresca di Bella Swan (non a caso Cinquanta sfumature fu inizialmente sviluppato come serie di fan fiction di Twilight e vi posso garantire che in confronto, Twilight è Dickens).
Stessa insofferenza, stessa voglia di vivere non pervenuta, stessa inconsapevolezza del suo irresistibile fascino: che almeno per Bella era giustificato dal fatto che il suo sangue risulta appetibile al signor vampiro Edward Cullen, nel caso di Ana giustificazioni reali non ne abbiamo.
Insomma, per dirla con un hashtag: #teamgattemorte

Accostate questa donna ad un uomo pieno di sé, con un'indole da appiccicoso-stalker-megalomane.
Ricco e dirigente di una grande azienda, ma che ha abbastanza tempo per controllarle tutte le email/incontri/chiamate, decidere quanto e come debba mangiare, organizzarle visite dal ginecologo (scegliendo lui per lei il metodo contraccettivo da usare. E già solo per questo i brividi) e per circuirla con regali costosi, sempre e solo scelti a suo gusto. 
Di lui ovviamente.
Che scusate quale uomo degno di questo nome non le regala un'Audi?! E poi non la porta a cena con l'elicottero?! Oh le basi!

Un uomo la cui frase ad effetto è "Io non faccio l'amore, io fotto. Senza pietà". Cioè, vi prego.
E a me che invece piace così tanto come suona "fare l'amore" può stare simpatico uno così? 
Non può.



Ora, penserete che con dei personaggi del genere almeno la trama abbia un qualcosa di avvincente o originale per spiegare tutto questo successo prima editoriale e poi cinematografico.
E invece no.
Si passa essenzialmente dal punto A al punto B.
Non ci sono personaggi secondari che abbiano un qualche carattere.
Non c'è un discorso che non verta intorno al sesso.
Non c'è una storia d'amore.
Non c'è un rapporto che si possa definire sano.

Ma non è tanto il poco spessore della storia che mi fa sconsigliare libro, film e tutto il baraccone che ci sta intorno, quanto piuttosto il suo essere profondamente diseducativo.

E questo non per il discorso delle pratiche sessuali preferite di lui,  nel quale non sto ad addentrarmi che ne è pieno l'Internet di articoli che spiegano quanto la raffigurazione che qui ne viene data sia totalmente superficiale, incompleta e deviata dalla realtà, quanto piuttosto per questo voler far passare come romantica questo tipo di vocazione da crocerossina nella quale alle volte le donne cadono.
La vocazione del "Sono pienamente consapevole che lui sia un bastardo, non sto bene con lui, non mi soddisfa, ma io col mio amore lo cambierò" per intenderci.
Solo che non funziona così.
Ci sono uomini che non cambiano.
O quantomeno non cambiano se una donna continua a farsi calpestare nella sua dignità, a sottoporsi a condizioni che non condivide, per quanto innamorata possa essere.



E proporre una storia del genere prima in un libro [che poi non è niente di più che un Harmony, scritto anche in modo tale da essere tremendamente noioso] e poi sul grande schermo come modello di storia pseudo sentimentale allettante, non è qualcosa che condivido: romanticismo e gioia in una relazione sbilanciata e frustrante io non ce li trovo.

Tanto più che il film è uscito a San Valentino ed ha suscitato false speranze in tutti quei poveri fidanzati che si sono prestati ad accompagnare al cinema le proprie donne nella speranza di poter poi prendere spunto per divertirsi insieme a casa e che invece si saranno ritrovati di fronte alle stesse che: "non tirarmi i capelli...così sto scomoda...guarda che mi stai rovinando il mascara...così mi fai male...avvertimi per tempo...non tirare e non spingere!...ma zitto un po', che fai confusione!...questo mi fa schifo...aspetta che così sgualcisci le federe e scombini la disposizione dei cuscini...questo lo fanno solo quelle zoccXXX delle tue ex...così mi lasci il segno...vomito...sai che ho un leggero mal di testa? Mi sa che dormo un po'. Il cane lo porti fuori  tu?".


A questo punto, se non vi fidate di me, fidatevi della mia amica che, da fan della trilogia, era iper-eccitata all'idea di andarlo a vedere e che al mio "Insomma com'è stato Cinquanta sfumature di Grigio?" ha risposto, lapidaria e sintetica: "Una gran cagata. Quei due erano sexy quanto due carote".

NDR: da quel che ho visto sul web, l'unica cosa fatta bene di questo film forse è la fotografia. Ma, insomma, solo per questo ne vale la pena? Per me no.

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